“Vince chi molla”

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Da qualche anno la vita mi ha sussurrato un segreto, e c’è voluto del tempo perché potesse diventare una robusta certezza. “Sai Andrea, se vuoi essere felice, devi imparare a lasciare, lasciare e lasciare ancora, tutte le volte che sarà necessario”. È per questo che ho amato sin dal primo ascolto la canzone di Niccolò Fabi – “vince chi molla” -, perché ho ritrovato nelle sue poetiche parole, l’essenza di cosa significhi lasciare.

Viviamo dentro una società dove in genere viene predicato il movimento opposto, e dove il “vince chi molla” viene facilmente frainteso con un atteggiamento rinunciatario da condannare. Più persone mi hanno detto: “ma no, vince chi NON molla, chi non si arrende!”.

 

Sono molti a dire che c’è troppo lassismo nei giovani d’oggi, incapaci di lottare per le cose che contano, che i trentenni e i quarantenni di questa epoca, siano degli smidollati, impreparati ad affrontare le crisi, i problemi e le responsabilità inevitabili della vita, tendendo a essere troppo rinunciatari e perdenti. Si dice che le nuove generazioni abbiano una vita troppo comoda, con dei percorsi lastricati di eccessive sicurezze e protezioni, che non permettono loro il gusto di conquistarsi le cose, di confrontarsi alle difficoltà del vivere, crescendo dentro ad una mentalità consumistica caratterizzata da un avido “tutto e subito”!

 

“Vince chi molla”, non ha niente a che vedere con tutte quelle imprese difficili, ardue, onerose, quasi impossibili, nelle quali l’uomo ha creduto, compiendo grossi passi avanti nella vita. Il segreto di un fantastico percorso fatto dall’umanità (il “percorso buono”), sta proprio nella curiosità, nello spirito d’avventura, nel coraggio di spingersi verso l’ignoto, nel non desistere di fronte a scommesse apparentemente inutili e senza risultati, nella testardaggine e nella tenacia con cui ha portato avanti le missioni più difficili, fino all’esemplare scelta di coloro che sono stati pronti anche a dare la vita per una causa che difendesse il bene dei popoli e della Terra.

E quante donne e uomini, lottano ogni santo giorno, per salvare un amore, una famiglia, di cui non è sempre facile avere cura, a causa delle fragilità, dei limiti, delle difficoltà, delle continue tensioni.

Sarebbe sconsiderato da parte mia, disconoscere il valore di chi con fermezza, con determinazione, con coraggio, con immenso amore, non rinuncia a perdere le persone, i progetti, le esperienze il cui valore, trattandosi di esseri umani, è inestimabile! Ho solo un’immensa ammirazione per chi lotta ogni giorno per rendere il mondo un posto che sia ancora umano, solidale, giusto, e lo fa mettendosi in gioco. Così come ho una profonda stima per chi continua a dare e fare del suo meglio dentro quei settori lavorativi (penso soprattutto a chi lavora con le persone, e la cui professione è spesso poco riconosciuta), dove le cose continuano inesorabilmente a peggiorare, e le amarezze e le frustrazioni sono sempre più frequenti e quotidiane rispetto alle gratificazioni e alle soddisfazioni che invece stentano ad arrivare.

 

È chiaro dunque, che di fronte ad un mare di cose, la chiave è non smettere mai di crederci, e cercare sempre un cammino possibile, affrontando con coraggio le complessità, per poter poi ripartire con un passo nuovo. Vince indubbiamente chi non smette di sognare e contribuisce concretamente a ridare speranze ai disperati, futuro ai falliti, fiducia ai remittenti, aiuto ai fragili. Vince chi ci mette il cuore ogni santo giorno e ogni silente notte, senza abbandonare le persone che ha scelto di accompagnare!

No, quando dico anch’io “vince chi molla”, non mi riferisco certo al mollare la presa sulle cose per le quali vale la pena – o meglio, la gioia – lottare!

 

Viviamo dentro ad una società sempre più ingessata, tenuta insieme da invisibili impalcature che hanno appesantito il nostro vivere. Oggi tutto è sorretto da sistemi di sicurezza, di protezione, di assicurazioni e di rassicurazioni, e non facciamo un passo senza che questo non sia stato precedentemente programmato, soppesato, ritenuto opportuno. Ci muoviamo dentro ritmi routinari, con giornate scandite dai soliti impegni, in una dimensione del tempo che sembra non bastare mai. Siamo spesso in affanno, alla rincorsa, in un tentativo di metterci a pari con una lista infinita di cose da fare che non riusciremo mai a completare. Le pressioni sono sempre maggiori, lo stress onnipresente, la stanchezza ormai cronica. Poi, fortunatamente, ci basta uno sguardo, un abbraccio, un amore condiviso per sentire che tutto ciò ha comunque un senso e ritrovare il coraggio di ripartire ogni mattina. Intanto però il prezzo da pagare è caro e faticoso.

 

Nessuno ci ascolta, nessuno sembra interessato a cambiare veramente qualcosa. Le impostazioni programmate da chi detiene il potere, prevedono che la macchina sia portata avanti secondo queste modalità, e non si riesce a pensare, a immaginare un’alternativa possibile. Il sistema deve produrre profitto, moltiplicare denaro, e noi siamo sacrificati a che questa complessa catena mondiale non si fermi e fruttifichi il più possibile. Non importa se facciamo fatica, se ci sentiamo spremuti, non importano più le condizioni e la qualità del vivere; ci basti sapere che per ricaduta, per un iniquo “effetto domino”, più le cose vanno bene per il sistema, e un tanto andranno bene anche a noi. In fondo, qualche briciola arriva anche nelle nostre case.

Questa è la grande bugia nascosta dietro al mito del “dio Mercato”, risolutore di tutti i problemi economici e sociali del mondo, tanto predicato nel XX secolo, e a cui, in un dilagante “ateismo economico”, non credono più neanche le grandi masse! Le ineguaglianze sono radicalmente aumentate, le povertà sono cresciute senza sosta e sono diventate un serio problema anche tra la nostra gente. Tutti fanno sempre più fatica e un mare di disperati, si muove ogni giorno nel mondo alla ricerca di un posto migliore dove ricominciare una vita nuova.

 

Il sistema così com’è concepito non ha granché di umano: si salvano le banche e non interi popoli, si concentrano ricchezze in poche mani e si continua a violentare la terra. Il benessere delle persone è un diritto calpestato e non una priorità concreta delle agende di governo.

Anche le forme antagoniste, oppositrici, che hanno storicamente difeso i diritti delle persone, sembrano aver perso vigore, autorevolezza, peso. Il sistema ha saputo intelligentemente appiattire, stemperare, sdrammatizzare, comprare le masse. Quasi più nessuno sembra alzare la voce, protestare, reclamare, pretendere che si faccia qualcosa d’importante per invertire una rotta che ci sta portando, “anestetizzati”, allo sfacelo. Ci basta toglierci anche noi le nostre piccole soddisfazioni, e va bene così, tanto mai nulla cambierà.

 

In questo contesto, “lasciare” come lo intendo io, è sempre più un’azione rivoluzionaria. Ci consente di entrare in una prospettiva dove le cose cambiano e non sono più assoggettate al grigiore di chi rassegnato, non si sente più attore della propria vita.

Lasciare significa rinunciare alla logica dell’accumulo, dell’avere sempre di più e a qualunque costo. Per che cosa poi? Lo sappiamo tutti che la felicità risiede altrove.

Più sappiamo sganciarci da questa mentalità molto materialista fatto di surrogati di contentezza, dove tutto viene rapportato alle cose che abbiamo (anche il nostro valore di persone, figuratevi!), e davvero vinciamo, perché torniamo a respirare l’essenza vera delle cose semplici e di quelle più importanti della vita. Più impariamo a liberarci dai condizionamenti di una società che ci fa puntare molto sull’apparire, sull’esteriorità, e più ci sentiremo liberi e felici di essere noi stessi.

Siamo circondati d’ingombri, di cose che prendono eccessivo spazio nei nostri giorni, di catene che limitano i nostri movimenti e le nostre scelte, di oggetti che ci costa troppo mantenere, di vincoli che ci ricattano quotidianamente, di paure e di insicurezze che non ci fanno più osare né sognare. Forse non ci apparteniamo più.

 

Oggi ho capito che nella vita è proprio quando si lascia che si raddoppia! Più sappiamo lasciare le tante cose non essenziali che nella vita di tutti i giorni ci sono troppo strette, ci costano, ci legano, ci succhiano energie, ci stancano, ci tolgono tempo prezioso, e più raddoppiamo in qualità di vita, in benessere, in serenità, in disponibilità interiore, in gioia di vivere, in spazio libero riconquistato per le persone che sono la nostra stessa vita. Abbiamo perso le misure, e siamo tutti proiettati su cose e impegni che riempiono le nostre giornate ma che forse non colmano i nostri cuori come veramente vorremmo. Abbiamo tutti voglia di sognare un mondo diverso, e camminando, queste dimensioni alternative a questo sistema impietoso ed esigente che non ci regala niente, abbiamo l’immensa fortuna di viverle!

 

 

Sapevo solo che non c’era più bisogno di afferrare tutto a mani nude, che lasciar scorrere l’acqua del fiume era sufficiente. Che era tutto.

La mia vita, come ogni vita, misteriosa, irripetibile e sacra, così vicina, così presente, così pienamente mia. La vera sfida è vivere”. (tratto dal film “Wild” di Jean-Marc Vallée)

 

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4 comments

  1. Molto interessante mi piace camminare ma non sono ancora in grado di farlo sistematicamente per goderne dei benefici psicologici ma sono proiettata in quel,senso

    1. Ciao Luisa!?
      Sai meglio di me che anche i grandi viaggi cominciano con un piccolo, semplice passo. Si inizia sempre così, da un desiderio, un’attrazione.
      Le cose poi hanno bisogno di crescere e di farsi spazio dentro di noi col tempo che ci vuole. Io dico sempre che se sogni di fare un vero, lungo cammino, in qualche modo, lo stai già preparando, lo stai già vivendo.., è quel momento arriverà!?
      Grazie delle tue parole! Ti mando un saluto caro dal Cammino di Santiago cominciato proprio oggi!
      “Buon cammino, Luisa!”?

  2. Che bello!! Allora non sono pazzo……..dentro ho sempre avuto quest’anima “disperata” e ormai da tempo sto percorrendo questa strada. Grazie Andrea

    1. No, non sei pazzo, Antonio! Siamo in tanti ad essere affamati di “altro”, di un diverso modo di vivere, di un mondo diverso dove continuare il nostro viaggio! Sentiamoci in viaggio assieme! Grazie a te!☺

Buon cammino!?