200.000 passi di felicità intorno al lago

Andrea questa estate mi ha detto, “perché non vieni a camminare con noi al lago Trasimeno, in Umbria?”. In realtà era da tempo che pensavo a un cammino. A maggio ho fatto un piccolo pezzo di Santiago, ma in bici. In quei giorni sulle vie di Santiago nonostante fossi sui pedali, mi sono sempre sentita più vicina a coloro che avevano scelto di farlo con le proprie gambe.

Ogni passaggio più o meno veloce con la mia bici, attraverso gli sguardi dei pellegrini, mi sentivo libera, e coglievo la loro semplicità. Non ne perdevo uno, anticipavo i miei sorrisi, i miei “buon cammino” ancora prima di passare al loro fianco, come a dire, “ehi, anche se sono in bici mi sento parte di voi!”.

Poi è arrivata questa opportunità da Andrea, mi passava accanto, la sentivo mia e senza pensarci due volte mi son detta: “vado!”.

Difficile spiegare a parole quello che può farti/darti un cammino. Proverò a spiegarlo a modo mio, iniziando in realtà dal ritorno e non dal cammino stesso.

Sul treno di ritorno dalle Dolomiti, dopo quattro meravigliosi giorni passati con AMICI (uno dei regali del cammino), mi sono sentita presa da un po’ d’angoscia. La telefonata di un collega e poi del mio capo, piano piano mi hanno fatto avere il sentore che questo viaggio era finito. Sono rientrata tardi in Abruzzo dal Trentino, stanca e con un certo “mal in cuore” avevo già la sensazione di immobilizzarmi di nuovo.

La mattina seguente sono rientrata al lavoro. In realtà, avevo dei gran sorrisi da dispensare a tutti, ma ero ancora sul cammino, e quindi mi veniva semplice donarli senza riserve, (cosa che mi viene naturale fare nella mia vita di tutti i giorni). Ma i sorrisi sul cammino sono qualcosa di diverso: hanno quel non so che di pura realtà fusa alla tua Anima libera.

Immobilizzata a lavoro, mi sono sentita come in una sorta di bolla. La mia mente non faceva altro che ripetermi “cosa ci faccio io qui??”, immobilizzata dalla quotidianità. Come il passare delle poche ore di quel rientro a lavoro mi avevano così velocemente inglobata?? Perché mi sentivo così profondamente in un “non senso” esistenziale??? Un “tic tac” che ti lascia senza fiato, come se fosse senza logica, senza appigli, immobile, come quando vorresti piangere e urlare e ti si ferma tutto in gola. Immobile per celare lo sconforto. Allora cerchi di razionalizzare, e cominci a pensare lucidamente, e capisci che in fondo ci vogliono così, ci vogliono costantemente legati a degli schemi mentali che ci bloccano, schemi cosi subdoli e sottili che ci entrano dentro senza accorgercene. Li facciamo nostri e li diamo per buoni. Per una semplice ragione: per non sentirci inadatti, inadeguati, per non sentirci fuori, fuori da un sistema che non fa altro che confonderci.
Ci sentiamo denaturati ma non lo capiamo.
Mi è venuto spontaneo cercare lo sguardo delle persone e trovavo sguardi assenti, sguardi bassi come a voler dire “non puoi entrarmi dentro. Qui io devo difendermi”.

Nella nostra quotidianità ci identifichiamo con i nostri sentimenti: la rabbia, l’ansia, la presunzione del nostro ego che vuole essere sempre al di sopra delle parti, al di sopra degli altri. Perdiamo di vista la bussola del nostro io e ci dimentichiamo che in realtà le emozioni vengono da circostanze, da un vissuto che spesso accettiamo come buono. Dimentichiamo che sono solo reazioni e non quello che meravigliosamente siamo nell’anima.

Nel CAMMINO tutto torna, invasi dall’entusiasmo di sentirci adeguati e pronti a tutto! Sin dal mattino, senti una fiducia irrefrenabile verso te, verso il prossimo. Cammini e ti accorgi che tutti i colori che attraversi, sono di una luce profonda, vera, e allora il tuo sguardo compiaciuto non vuole perderne una di quelle nuvole, di quei cieli, di quella terra, della madre terra.
In cammino le paure ti abbandonano, l’ansia tace. Si silenzia quel “tic tac” che scandisce ogni giorno la tua quotidianità.

Si perde il senso del tempo, e ti senti parte di un tutto che è dentro te, quel tutto che ti fa scoprire meraviglia, e ti fa credere che mai sei stata così bella dentro, mai così piena in una serenità innocente che non ha eguali.

In cammino gli occhi sono dentro gli occhi, i sorrisi sui sorrisi, e le persone facilmente aprono le loro pagine, porgendole con estrema umiltà e senza aver paura di essere fragili.
In cammino, dopo aver sentito le angosce del cuore, ti piace sentirti dire “ora sono qua’”, come se nulla in quel momento avesse importanza, come se il “qui’ e ora”, che sfugge alla quotidianità, sia inevitabile, tangibile lungo il cammino.
Il cammino è il fluire naturale delle cose.

Ebbene quando siamo bambini, a un certo punto cerchiamo di alzarci sulle gambe, per imparare a camminare. Mai un unico dubbio sul fatto di potercela fare o meno, mai un pensiero di sconforto nella nostra mente. Cadiamo, cadiamo più e più volte, e senza vacillare, con estremo animo naturale ci rialziamo e riproviamo. Poi per tutti noi è giunto il momento di saper camminare. Mai nessun esempio di vita come questo può farci capire cosa siamo.

Quando diventiamo grandi, non fanno altro che dirci che la vita e il mondo sono quello che sono. Non fanno altro che dirci come limitare i nostri schianti sui muri, ma questa è una vita limitata. Noi tutti dovremmo avere il coraggio di cambiarla questa vita, noi tutti dovremmo abbracciarla e attraverso le convinzioni, creare le condizioni più consone al nostro io.
Dovremmo ritornare ad essere audaci e fiduciosi, propio come quando eravamo bambini e imparammo a camminare. Perché noi siamo cammino.

Un GRAZIE alla Vita per gli incontri speciali fatti sul Cammino!

Foto di Giancarlo Enna

Share:

Buon cammino!?