Camminare insieme per guardare lontano

Ho appena avuto la fortuna di vivere un cammino in quella terra particolare che per tante ragioni chiamiamo “santa”, e vi assicuro che non si torna a casa da lì con il cuore leggero. Le emozioni vissute sono state tante e intense, i sentimenti dei più contrastanti, e le cose viste attraversando questa terra lasciano dentro i germogli di tante riflessioni personali che probabilmente lasciano il tempo che trovano.

Questo viaggio è nato dopo che due cari amici questa primavera sono stati a fare la maratona di Betlemme. Una volta tornati ci hanno detto: “a Natale tenetevi liberi, ragazzi, che ci aspettano a Betlemme!”. Non è stato necessario farmelo dire due volte; ero già pronto a fare il biglietto e a partire! Mettere i piedi in Terra Santa significava per me e per altri miei compagni di viaggio, la realizzazione di un sogno che portavamo nel cuore “da una vita”!

 

 

Uno dei due ispiratori di questo cammino speciale, è stato Tullio, un amico non vedente, e abbiamo colto subito con entusiasmo la sua proposta di dare un tema a questa nostra esperienza. Tullio collabora con la IAPB, un’organizzazione che sensibilizza alla realtà dei non vedenti e che lavora concretamente per la prevenzione delle malattie della vista, ed è per questo che abbiamo chiamato questo nostro viaggio “camminare insieme per guardare lontano”!

Camminare con Tullio è stata un’esperienza straordinaria! Paradossalmente un cieco ti fa vedere il mondo con occhi nuovi! Noi che abbiamo la fortuna di vedere, diamo tutto per scontato. Forse abbiamo perso la capacità di guardare e di meravigliarci, così come frastornati di suoni, non sappiamo più ascoltare. Camminare con Tullio ha significato ritrovare la dimensione corporale, ridare importanza ai dettagli anche più apparentemente insignificanti, riprendere coscienza dello spazio che si abita, e un continuo, costante allenamento ad andare oltre se stessi per abituarsi a guardare insieme. Camminare con Tullio è stato un vero regalo!

 

 

Partiti da San Giovanni d’Acri il 12 dicembre, abbiamo attraversato il nord della Galilea passando per I’Bilin, Nazareth, il Monte delle Beatitudini, fino ad arrivare a Tiberiade, piccola cittadina affacciata sul mar di Galilea. Dopo una giornata a Cafarnao, finalmente il gruppo dei “magnifici sette”, si è riunito, e abbiamo continuato insieme il nostro cammino. Sette amici, sette storie, tutte legate da un filo comune: il cammino!

Continuando per la valle del Giordano, a meno 200 metri sotto il livello del mare, siamo scesi verso sud arrivando fino a Gerico, e dopo una bellissima giornata nel deserto di Juda, siamo arrivati emozionati a Gerusalemme, dove siamo rimasti un paio di giorni, e visitando i luoghi più significativi, abbiamo fatto il pieno di emozioni! Abbiamo messo i nostri piedi commossi nei luoghi forti della cristianità, in quelli carichi di simbolismo dell’ebraismo, respirando a pieni polmoni anche l’atmosfera mussulmana, intensa anche nella città santa (purtroppo nonostante i nostri vari tentativi, non siamo riusciti ad andare alla spianata della grande moschea).
Gerusalemme è una città unica al mondo, e camminare tra i vicoli e le stradine del suo centro storico, è qualcosa che credo tocchi ogni persona che tenti un incontro con lei. Noi non siamo turisti, siamo pellegrini. Ci piace buttarci dentro ad una realtà a piedi, accogliendo ogni cosa che ci viene offerta nel nostro lento viaggiare, perché certi incontri li fai solo camminando!

Gerusalemme, la città universale, è decisamente il paradigma di ciò che potrebbe essere l’umanità, se solo le diversità fossero più una ricchezza che un motivo di divisione, se si capisse che la vera ricchezza del mondo sono le culture e i patrimoni spirituali di ogni tradizione, se avvenisse quella necessaria rivoluzione copernicana capace di rimettere al centro di tutto l’uomo e la sua vera felicità!

Non è stato facile lasciarsi alle spalle Gerusalemme, ma Betlemme ci aspettava, e così il 23 dicembre ci siamo rimessi gli zaini in spalla e siamo partiti alla volta di quest’altra città dal simbolismo potente, la città dove la storia di Yoshua ben Josef, meglio conosciuto da noi cristiani come Gesù di Nazareth, sembra essere cominciata più di duemila anni fa. Lì abbiamo vissuto il Natale, un Natale dal sapore speciale, spoglio di luci e di distrazioni commerciali, un Natale che ci ha riportato forse alla vera essenza di questa festa. Il Figlio dell’Uomo è venuto a salvare ciò che era perduto e a dare al mondo un volto umano! Il 27 poi, dopo un giorno nella piacevole Tel Aviv, siamo tornati in Italia.

 

 

In questi anni ho sentito tante cose su questa terra, e sono volutamente partito lasciando a casa i preconcetti, i pregiudizi, gli stereotipi, le idee già confezionate, per provare a incontrare questa terra e i suoi popoli. Abbiamo camminato dentro ad una realtà molto più complessa di come ci viene semplicisticamente raccontata dai media. Ci siamo mossi lungo una ferita che in decine di anni non è ancora riuscita a rimarginarsi. I fatti successi parlano da sé, le tensioni sono innegabili, la sensazione di camminare su una polveriera che può scoppiare da un momento all’altro a volte è fortemente percettibile. La pace sembra essere ancora un sogno irrealizzabile che chissà quando troverà modo di fiorire e diventare realtà. Te ne vai dalla Terra Santa con una fame dolorosa di pace che ti divora dentro! Certo, la vita scorre “normalmente”, le persone convivono, i popoli divisi continuano per la loro strada, le religioni si guardano e si intrecciano forse sopportandosi con sofferenza, e viene spontaneo dirsi “quanto sarebbe bella la pace…”!

 

 

Ma chi la vuole questa benedetta pace? La pace sembra non interessare i politici, che costruiscono i loro consensi alzando bandiere, giustificando con le ideologie, difendendo le identità minacciate e benedicendo in nome di dio, e cercano di affermarsi a discapito dei nemici. I nemici servono, così come serve tenere alta la tensione, per tenere in mano le persone e raccontare una versione dei fatti che sembra essere l’unica possibile. Certo è difficile raddrizzare una storia nata male come quella tra palestinesi e israeliani, grazie anche e soprattutto alla complicità dell’Occidente, ma la triste realtà è che la pace sembra non interessare i politici, di qualsiasi schieramento essi siano! Sarò forse drastico e pessimista, ma nella congiuntura attuale, non mi aspetto più dei cambiamenti significativi dalla politica.

E allora chi può finalmente far nascere la pace necessaria? Le religioni? Se le grandi religioni monoteiste non ci sono riuscite in tutti questi secoli, a mio modesto parere significa forse che qualcosa non è andato per il verso giusto. Non devono forse riconoscere che in qualche modo hanno fallito, che hanno probabilmente percorso una strada che si è allontanata dalla Via maestra? Le cosiddette religioni semitiche non hanno forse perso la loro carica spirituale lasciandosi troppo manipolare da interessi che non le appartengono? Parlo da uomo che si è emozionato al muro delle Lamentazioni di Gerusalemme, o pregando dentro la moschea di Betlemme, così come mettendo i piedi nella basilica del Santo Sepolcro, tre momenti speciali che mi hanno fatto sentire quanto le divisioni, gli asti, le intolleranze tra credenti siano assolutamente prive di senso e di ragioni.

Forse la pace può venire allora dalla società civile, e tanti gesti di rispetto e di pacifica convivenza vengono già vissuti ogni santo giorno dalle persone più comuni. È dalla società civile che sono nati vari tentativi di costruire una vera, solida pace. Come non ricordare la marcia della pace promossa da “women wage peace”, che tra settembre e ottobre ha riunito migliaia di donne di ogni schieramento politico, arabe ed israeliane, religiose e laiche, per chiedere un accordo politico che ponga fine al conflitto israelo-palestinese? La narrazione dei politici filtrata dai media non si vergogna di sbandierare valori e sogni, salvo poi nella realtà dei fatti assoggettare gli ideali ai loro interessi e a quelli dei loro amici. La verità è che depoliticizzando le cose, la pace è già una silente, umile, fragile realtà che alcune persone comuni di tutte le età già vivono. E allora è vero che i cambiamenti possono venire dal basso, da tutti coloro cioè che nel loro piccolo cercano di costruire un mondo più umano, più corrispondente ai loro più genuini desideri di pace e di fratellanza, che non si rassegnano a credere che il mondo in cui viviamo e il modo in cui lo abitiamo sia l’unico possibile, come ci viene “democraticamente” imposto. Ci siamo scordati che la Madre Terra ci ha regalato il dono della vita! Ci siamo dimenticati che abbiamo tutte le capacità di disinnescare le dinamiche di violenza più o meno intense che attraversano a piccola e grande scala i giorni degli uomini. Ma la violenza serve…purtroppo.

 

 

Questo cammino in Terra Santa non è stato un cammino come tutti gli altri, forse perché è stato un intenso viaggio alle radici della mia cultura ebraico-cristiana, un viaggio nel cuore dell’umanità, con le sue ricchezze, i suoi conflitti, le sue bellezze e le sue contraddizioni. Forse perché lì mi sono sentito più a casa che in altri posti a me più familiari. Da quando ho scoperto il mondo, ho sempre amato la mescolanza delle culture, gli intrecci e gli amalgami delle tradizioni, i luoghi che consentono di fare lunghi viaggi con pochi passi. Io mi sento “Mediterraneo”, e non riesco a confinare ciò che sono dentro delle rigide frontiere!

Un cammino che è stato speciale anche grazie ai miei compagni di viaggio Tullio, Giancarlo, Fabrizio, Pasquale, Alberto ed Enrico. Che cosa saremmo se la nostra vita non fosse continuamente arricchita dalle persone che abbiamo avuto la fortuna d’incontrare?!
Questo cammino è stato certamente il modo più bello per chiudere un anno semplicemente meraviglioso, perché semplicemente meraviglioso è vivere in cammino, e quest’anno ho avuto il dono di fare tanta strada insieme a tanti amici vecchi e nuovi!

E allora, continuiamo a camminare insieme per guardare lontano, e “Se non ti piace ciò che vedi, cambia il tuo modo di guardare” (cit.)
SHALOM!🌿

 

Andrea

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Buon cammino!?