La depressione? L’ho attraversata camminando!

Niente succede per caso. Già, proprio così. Nell’ottobre del 2012, passando davanti alla vetrina dell’edicola dell’ospedale, vidi quel librettino sbiadito dal sole. L’unica cosa che la depressione ancora non si era portata via, era la voglia di leggere. Il male oscuro, che era penetrato piano piano nelle mie cellule e mi aveva tolto la voglia, la felicità di vivere.

Le mie giornate trascorrevano tutte uguali, mi alzavo a fatica da quel divano che vedevo come il posto più confortevole e sicuro del mondo, davanti a un televisore che rimaneva acceso giorno e notte con immagini e suoni inascoltati. A fatica mi infilavo una tuta e mi sistemavo un po’ per recarmi al lavoro, quando ci riuscivo.

Odiavo parlare con i colleghi. Mio figlio mi guardava con compassione. Alcune volte si avvicinava al divano e mi copriva con la coperta.

La voglia di morire arrivava sempre nel momento in cui tutto crollava, quando mi guardavo allo specchio e mi vedevo mostruosa, obesa, imbruttita e trascurata, ma non avevo la forza di reagire. Mi sentivo sempre più malandata. La sedentarietà, i vecchi traumi della gioventù avevano lesionato le ginocchia, e il sovrappeso mi stava dando il “colpo di grazia”.

Ecco, proprio in quel momento, iniziai a leggere quel librettino. “Il Cammino di Santiago, guida illustrata e commenti”.

Lo scrittore era un prete, forse anche un filosofo. Descriveva un cammino da percorrere a piedi che partiva dai Pirenei francesi e arrivava a Santiago in Spagna e oltre, fino all’Oceano, attraversando un’intera nazione in più di un mese. Un cammino che, come spiegava l’autore, riportava la persona a una dimensione ormai dimenticata, in armonia con la natura e con tutti gli elementi facenti parte della natura (sole, pioggia, vento), a condividere pasti e dormitori ma anche emozioni, sogni, sorrisi con gente che arrivava lì da ogni angolo della terra per percorrere quel cammino.

Più leggevo e più mi emozionavo. Descriveva così bene paesaggi e sensazioni. Parlava di tolleranza e amicizia. Le lacrime mi scorrevano sul viso e mi riempivano le orecchie. Finalmente quel divano cominciava a starmi “stretto”.

Finito di leggere, ho cercato altre informazioni sul web; c’era un’esplosione di notizie, percorsi per giungere fino alla partenza, esperienze di tante altre persone, orari, treni, aerei. Ormai ero diventata insaziabile di notizie.

Bene. Deciso. Parto anche io.

Fisso la partenza per il mio compleanno, prenoto l’aereo, organizzo il viaggio e lo zaino. Ho riempito e svuotato lo zaino tantissime volte. Con il cuore a mille, le lacrime che non smettevano di scendere, un’attrezzatura arrangiata, una vita da ricostruire e da amare. Sono partita. Sapevo benissimo che non sarebbero stati quattro passi, mi ero preparata all’idea, mi ero allenata per questo.

Quando sono partita da Bergamo ero in preda allo sconforto più profondo. Mi sono messa a piangere e ho pensato: “credo veramente che non ci riuscirò. Ho sognato troppo in grande..”.

In aereo…poi nel treno…Ho incontrato persone che affrontavano lo stesso viaggio, chi per la prima volta come me, chi già esperto. Tutti avevano una parola di conforto per tutti. Sono arrivata a Bayonne e poi a Saint-Jean p.d.p con un po’ più di fiducia.

La prima tappa del cammino francese è stata durissima. Lo zaino mi toglieva il respiro…neppure lo spray per l’asma mi aiutava…per 8 km ho pensato di morire…mi sono odiata per “aver voluto essere lì”. Mi sono fermata per la notte. Con altri pellegrini sono ripartita la mattina dopo. La tappa dei Pirenei era durissima e prevedevano neve, 27 km circa e 1.100 m. di dislivello senza soste. Dovevo solo arrivare, ma quando ho scavalcato quelle montagne e con la poca forza rimasta mi sono girata a guardare quei paesaggi meravigliosi e la strada che avevo percorso…, e soprattutto, se avevo avuto la forza di alzarmi da quel divano e di arrivare fino lì, ho capito che ce l’avrei fatta.

Quello è stato il momento più emozionante del mio cammino. Che mi ha fatto capire perché ero lì. Che avevo bisogno di comprendere che le forze erano già dentro di me e che forse dovevo solo convincermene…ed è questa la grandezza del cammino, che ti regala tante persone che ti aiutano, se hai la forza e la voglia di cogliere tutti questi gesti come segnali, allora capisci che non c’è momento di sconforto senza una mano tesa, che mi fa sentire più forte. E che potrei anche non arrivare a Santiago, che non importa. Che i dolori, le intemperie sono dettagli, che l’adattarmi agli imprevisti è naturale, che il sole, la pioggia, il vento sono solo vita e, a ogni passo, sentivo che ero viva, che mi ricordavo chi ero, mi conoscevo.

In quel primo cammino, perché poi ne sono succeduti tanti altri, ho lasciato: l’asma e tutte le allergie che avevo, 15 kg in esubero e finalmente depressione.

Al mio rientro, dopo circa un mese di cammino e l’arrivo a Santiago, mi sono riportata a casa due gambi forti, un sorriso che non mi abbandona, la voglia di vivere.

 

Rosalba Claudini

 

Tratto dal libro “Camminare guarisce“, di Fabrizio Pepini e Massimiliano Cremona, edizioni dei Cammini, 2016. Il libro è acquistabile in tutte le librerie e negozi on line, Trovate il link per l’acquisto anche nella sezione “libri” del blog.

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Buon cammino!?